Le onorevoli Barbara Saltamartini (Lega) e Chiara Gagnarli (M5S)

Come riportato da Unionbirrai sulla sua pagina Facebook, la giornata di ieri potrebbe essere ricordata come un momento storico per il mercato birrario italiano, o quantomeno per la relativa disciplina delle accise. La commissione Bilancio della Camera ha infatti approvato un nuovo emendamento alla Legge di bilancio 2019 con la quale si introducono due importanti novità. La prima, dalla valenza molto più contenuta, prevede un’ulteriore diminuzione dell’aliquota sulla produzione brassicola. La seconda, dal fondamentale peso simbolico, prevede una riduzione dell’accisa per tutti i piccoli produttori indipendenti. È la prima volta in assoluto che viene approvato un provvedimento fiscale che riconosce ai microbirrifici uno status diverso da quello dei grandi produttori e dunque un’agevolazione sul pagamento delle imposte di fabbricazione. Un risultato decisamente positivo, che però sarebbe potuto essere ancora migliore. Vediamo perché…

Negli scorsi giorni ho illustrato nel dettaglio l’emendamento avanzato dal Movimento 5 Stelle con prima firmataria l’on. Chiara Gagnarli. Quella proposta di modifica prevedeva una disciplina a scaglioni delle accise, secondo quattro fasce da applicare ai piccoli birrifici indipendenti: una visione rispettosa delle graduali differenze esistenti tra piccoli e grandi produttori e in linea con le direttive europee. Inoltre per queste fattispecie era previsto lo spostamento a valle dell’accertamento dell’accisa, cioè prima del confezionamento.

Quello della Gagnarli però non è stato l’unico emendamento in materia, poiché anche la Lega ne aveva presentato uno firmato in prima istanza dall’on. Barbara Saltamartini. Il provvedimento si basava su due interventi (occhio ai numeri): una riduzione generale delle accise di 2 centesimi di euro e uno sconto del 30% per tutti i birrifici con produzione annua inferiore ai 60.000 hl (praticamente tutti). Non lo avevo citato perché basato su un criterio diverso dalla suddivisione in scaglioni e perché suscettibile di pericolose modifiche: c’era il rischio concreto che fosse mantenuta l’ennesima beffarda riduzione delle accise e fosse stralciata la parte dedicata ai piccoli produttori.

Ebbene, il testo approvato ieri dalla commissione Bilancio può essere considerato una crasi tra i due emendamenti. È sempre Unionbirrai a spiegare di aver espresso un parere positivo a una sintesi dei provvedimenti proposti, così da raggiungere una mediazione tra le varie posizioni. In realtà il contenuto finale sembra molto più vicino all’emendamento della Lega, poiché prevede:

  • Una riduzione generale delle accise di 1 centesimo di euro: il nuovo valore è 2,99 euro per ettolitro e grado plato.
  • Un’ulteriore riduzione del 40% delle accise per i piccoli birrifici indipendenti con produzione annua inferiore a 10.000 hl.
  • Per questi ultimi soggetti, lo spostamento dell’accertamento fiscale a conclusione delle operazioni di confezionamento, permettendo comunque di mantenere su richiesta l’attuale meccanismo (accertamento a monte).

Com’è facile comprendere, la disciplina a scaglioni tanto cara (giustamente) a Unionbirrai è esclusa dal provvedimento. Quindi oltre a non sanare il divario con la direttiva europea, l’emendamento perde un po’ di forza simbolica: l’istituzione di diverse fasce avrebbe rimarcato le differenze presenti tra produttori di varia grandezza, mentre così sa un po’ di concessione nei confronti dei più piccoli, revocabile senza troppe riflessioni in futuro. Di contro però viene riconosciuto uno status particolare ai piccoli birrifici, la cui crescita è agevolata da una pressione fiscale ridotta – per quanto non così decisiva come si potrebbe pensare. Da questo punto di vista è una grande vittoria per il comparto artigianale e un egregio risultato per il lavoro di Unionbirrai.

Rispetto all’emendamento della Lega i numeri sono diversi. Lo sconto previsto è superiore (40% invece di 30%), ma è applicabile a birrifici molto più piccoli (10.000 hl invece di 60.000 hl). Questo passaggio lascia un po’ l’amaro in bocca, anche perché non se ne comprende la ratio. La stragrande maggioranza dei birrifici artigianali rientra comunque nel tetto dei 10.000 hl annui, perciò non c’è un grande risparmio per le casse dello Stato. In compenso però si limita lo sgravio a una dimensione che, con l’evolversi del mercato, tra qualche anno potrebbe rappresentare solo la fase iniziale dello sviluppo di un birrificio. Allo stato attuale, tuttavia, quel limite include quasi tutti i birrifici indipendenti e può essere considerato il confine tra i piccolissimi produttori e quelli più strutturati: è chiaro che a necessitare dell’agevolazione sono soprattutto i primi. Da notare che l’accoppiata 40% – 10.000 hl identificava una delle fasce dell’emendamento della Gagnarli.

La riduzione generalizzata delle accise appare come l’immancabile favore nei confronti delle multinazionali del settore, perché, come spiegato in passato, una riduzione così contenuta ha effetti reali solo su economie di scala. È però emblematico che la riduzione proposta dalla Lega sia stata dimezzata, come a intendere che i provvedimenti per i più piccoli sono stati finanziati da una parte delle aspettative dell’industria. La copertura dell’intero emendamento arriva da una riduzione dei fondi per le esigenze indifferibili e di quelli per l’attuazione del programma di Governo: senza una diminuzione generale delle accise la decurtazione di questi fondi avrebbe potuto essere minore.

Ora l’emendamento dovrà essere approvato dal Senato, ma a questo punto sembra una pura formalità. Si tratta di un passaggio importante per la storia del nostro movimento e il secondo provvedimento che riconosce lo status particolare di piccolo birrificio indipendente dopo la legge sulla birra artigianale. A tal proposito giova ricordare che gli effetti dell’emendamento riguardano solo le fattispecie previste da suddetta legge: produttori indipendenti e che non ricorrono a tecniche produttive industriali. Effetti che non saranno rivoluzionari, ma che permetteranno a queste aziende di investire nella sviluppo o di assumere nuovi dipendenti, con ripercussioni positive sulla crescita generale dell’intero settore.



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